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  • La Commune, Paris 1871

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  • L' Ascesa

    Cosa è più importante? La vita o le idee? Il corpo o l'anima? Il visibile o l'invisibile? Questo è quello che si chiede insistentemente la regista russa per gran parte della durata dell'opera...

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domenica 18 ottobre 2020

Windows (1980)

Unico film alla regia da Gordon Willis, che è conosciuto più per il suo lavoro come direttore della fotografia in moltissime pellicole hollywoodiane come quelle di Woody Allen e Francis Ford Coppola. "Windows" racconta un amore malato e ossessivo, ovvero un'oscura e perversa storia di stalking esercitato da una donna di nome Andrea, nei confronti della sua migliore amica Emily. Andrea è conscia dell'orientamento eterosessuale della sua amica, per questa ragione tenterà di "possederla" anonimamente attraverso azioni estreme che violeranno pesantemente la sua privacy e la sua persona. Il film si apre con una scena alquanto disturbante, lo stupro di Emily messo in atto da un uomo che fa irruzione dentro la sua abitazione durante la notte, la scena è diretta e fotografata sublimemente ed è girata in controluce, questa scelta accentua le ombre dei personaggi che non ci permettono di identificare i loro volti, ma al tempo stesso, attraverso gli spirali di luce che provengono dalla finestra dietro le loro sagome, ci permette di osservare gli occhi terrificati e in lacrime della protagonista. Contrariamente a ciò che si potrebbe aspettare da un film del genere, scopriremo quasi immediatamente dopo che lo stupro è stato organizzato proprio da Andrea al fine di registrare i gemiti sessuali dell'amica in una cassetta per poterla riascoltare ossessivamente da sola nella sua casa. Il film, per ovvie ragioni, all'uscita nelle sale fu aspramente criticato e boicottato dalla comunità gay, che lo definì un film omofobo e promotore di stereotipi dannosi delle persone lesbiche. Anche il noto critico cinematografico David Denby non fu altrettanto gentile e dichiarò che "Windows esiste solo nelle fantasie perverse di uomini che odiano così tanto le lesbiche da inventare qualsiasi idiozia per calunniarle". Queste critiche forse avevano ragione di esistere all'epoca quando l'omosessualità non era stata ancora derubricata dall'OMS come patologia mentale, ma guardando il film oggi appaiono del tutto fuori luogo ed estremamente superficiali, perché il film non rappresenta alcun amore lesbico, ma si concentra, esclusivamente e con onestà, sulle turbe mentali di una donna senza mai giudicarla, portandoci ad un finale dolorosissimo, inquietante e liberatorio, dove le due donne si scontreranno in un faccia a faccia ed il "mostro" Andrea si rivelerà in tutta la sua vulnerabilità: una donna inghiottita soltanto dalla solitudine della sua malattia, un'ombra più grande di lei, che suscita una sottile e sincera compassione negli occhi di Emily. C'è molta sofferenza nel suo ritratto e l'interpretazione di Elizabeth Ashley convince. La sensazione che si ha a post-visione è che Gordon Wills abbia girato un film originale e ambizioso, tecnicamente impeccabile, con degli espedienti visivi accattivanti (fra tutti il gatto morto nel congelatore), ma debole nel ritmo e nel gestire la suspense attorno alla parte investigativa. Anche la direzione degli attori secondari non è del tutto riuscita, in primis quella del detective interpretato da un inespressivo Jospeh Cortese. In conclusiva, "Windows" è un film imperfetto ma meritevole di visione, che fa delle sue ombre espressioniste e della sua antagonista i suoi punti forza.

sabato 10 ottobre 2020

L'eau froide (1994)

Quinto lungometraggio di Olivier Assayas, dal sito di "Sentieri Selvaggi" si può apprendere che il film originariamente fu concepito come un episodio di una serie televisiva collettiva chiamata "Tous les garçons et les filles de leur age", l'episodio in questione si sarebbe dovuto intitolare "La page blanche", ma successivamente fu integrato di nuovi inserti e così distribuito nelle sale cinematografiche con il nome "L'eau froide", che oggi tutti conosciamo. È una riuscita e dignitosa rappresentazione dei turbamenti emotivi che caratterizzano l'età adolescenziale e l'inevitabile conflitto con l'Istituzione scolastica, la Legge e il nucleo famigliare, quest'ultimo davvero incapace di comprendere la natura dei sentimenti aggressivi dei loro figli, malgrado sia proprio responsabile di quella stessa società autoritaria, apatica e repressiva che incombe fuori le mura di casa. Seguiamo così le vicende di Christine, una giovane adolescente introversa continuamente sballottata dai suoi genitori divorziati che tentano di ottenere la sua custodia più per dispetto reciproco che per un reale interesse del benessere della figlia. Gilles invece è figlio di una famiglia borghese, la sua insofferenza verso le regole lo porterà a commettere piccoli furti e ad avere uno scarso rendimento scolastico (con tanto di sospensioni), é follemente innamorato di Christine ma per il colpa del suo comportamento irresponsabile finirà per metterla nei guai: un giorno in un supermercato si troverà con lei e tenterà di rubare dei vinili, ma all'uscita verranno scoperti. Gills riuscirà a fuggire dalle guardie di sicurezza, mentre Christine verrà catturata. Questo evento spingerà il padre di Christine a rinchiuderla in una clinica psichiatrica, con l'ingenua convenzione di liberarla dalle "influenze negative" della madre. Assayas segue in maniera ravvicinata i corpi dei suoi personaggi, restituendoci con la macchina a spalla la caoticità e la naturalezza degli eventi. Di incredibile impatto è la lunga parte centrale dedicata alla festa dei ragazzi, dove si rifugerà Christine una volta scappata dalla clinica. Si nota immediatamente un cambio di regia: le scene sono caratterizzate da lunghi pianosequenza  - spesso in moto orizzontale, da destra a sinistra - che seguono la giovane protagonista e gli altri ragazzi mentre vivono momenti di dolore, solitudine, conflitti, violenza, riappacificazioni, fumo e sballo. Tutto è in un continuo e incessante divenire, mentre le canzoni di Janis Joplin, Donovan, Alice Cooper e Bob Dylan accompagnano i momenti "come se fossero pezzi di sceneggiatura" (Olivier Assays). La frenesia del flusso filmico si assesterà e poserà dolcemente sul ballo tra Christine e Gills, sotto le note dalla cupa e profonda "Avalanche" di Leonard Cohen. E le immagini è come se improvvisamente prendessero vita, una nuova forma, luce, che prima non c'era, é nello sguardo e nel sorriso di Christine. É la forza rigeneratrice dell'amore. Non resterà che la voglia di ricostruire il proprio mondo e la fuga da quello che ha tradito i nostri sogni, così Gills e Christine partiranno insieme per una meta incerta, per costruire una vita insieme. Ma le fughe sono estremamente difficili quando si è ancora adolescenti, sopratutto quando raccontiamo bugie a noi stessi per alimentare un'utopia. Non resterà che scontrarsi con la dura realtà nel bel mezzo del nulla, smarriti tra le acque di un fiume che spezza il paesaggio, un'interruzione simbolica. Un momento di esitazione, di riflessione che si trasforma in un foglio bianco, una lettera senza inchiostro di Christine lasciata a Gills, perché è troppo difficile e doloroso riscrivere la propria storia senza in mano una certezza. Il brusco finale di "L'eau froide" è inaccettabile, perché è quanto di più vero e duro da accettare. Oliver Assayas con una naturalezza che ricorda il cinema di François Truffaut e uno sguardo contemplativo che ha qualche eco in Šarūnas Bartas, filma un'opera cupa ma viva, fresca, memorabile.

venerdì 9 ottobre 2020

Trash - i rifiuti di New York (1970)

Noto anche come "Andy Warhol's Trash" è  il secondo film di una trilogia (iniziata nel 1968 con "Flesh" e conclusa con "Heat" nel 1972) che Paul Morrissey ha ideato e girato con Andy Warhol attorno alla figura di Joe Dallessandro. "Trash" è stato girato a New York nel corso di soli otto sabati pomeriggi e segue le vicende di  Joe Smith e Holly Sandiago, una coppia tossicodipendente, interpretati rispettivamente da Joe Dallessandro e l'attrice transgender Holly Woodlawn. Holly passa il tempo a rovistare la spazzatura in cerca di rifiuti da poter rivendere o da poter usare come arredamento nel suo misero appartamento, mentre Joe vaga per le strade di New York entrando clandestinamente negli appartamenti per derubare. Lo sguardo della macchina da presa si concentra sui primi piani dei volti appassiti dei personaggi, questo contatto ravvicinato è in netto contrasto con la freddezza e la durezza di quello che accade. Il corpo di Joe Dallessandro - come nel resto della trilogia - trasuda di una bellezza statutaria che diventa oggetto di desiderio per ogni personaggio incastrato nel racconto, un desidero così avido e cieco, che svuota il loro rapporto da ogni possibile forma di empatizzazione, esemplare è in questo senso la scena in cui Joe viene invitato a lavarsi dalla stessa padrona della casa che stava tentando di derubare, al fine di prepararlo ad avere un rapporto sessuale con lei e il marito. "La tua pelle è marcia" sentenzierà la giovane sul corpo di Joe, "dovresti fare qualcosa per il tuo volto". Ma ogni tentativo di assoggettamento dell'incosciente Joe sarà fallimentare, nessuno riuscirà a trarre piacere sessuale dal suo corpo perché ormai impotente a causa delle droghe.
Nel finale Holly tenterà di ricostruire il loro rapporto sperando di utilizzare il figlio di sua sorella per ottenere il sussidio, ma il tentativo sarà vano per colpa di un funzionario feticista che in cambio di un "aiuto" per le pratiche vorrà le scarpe argentate di Holly (trovate tra i rifiuti) che lei non vorrà dar via. 
"Trash" è un asettico e spietato ritratto di rifiuti umani, che tentano inutilmente di risalire in una società classista, dove il valore viene attribuito alle cose e ai rifiuti degli umani e non agli esseri umani, per i protagonisti non resta che sopravvivere (e sperare) per quelle cose trovate nei rifiuti, il loro fetore copre il dolore, fino a confondersi e decomporsi tra i fondi di quella cupa e putrida New York che nessuno vorrebbe guardare. Una piccola perla del cinema underground con una Holly Woodlawn memorabile.

Il film è stato distribuito dalla RaroVideo in DVD ed è acquistabile su questo link.

martedì 6 ottobre 2020

The Leftovers - Svaniti nel nulla (2014 - 2017)

Serie di tre stagioni ideata da Damon Lindelof (co-creatore di LOST) e Tom Perrotta (scrittore del romanzo "Svaniti dal nulla" da cui la stessa serie è ispirata), segue le vicende di alcuni abitanti di Mapleton, tre anni dopo l'evento della "Dipartita", un evento inspiegabile avvenuto il 14 Ottobre 2012 dove il 2% della popolazione mondiale è misteriosamente scomparsa, in un solo attimo, senza lasciare alcuna traccia. C'è chi tenta di dare una spiegazione mistica all'accaduto, pensando che si tratti della profezia biblica del "Rapimento della Chiesa", un evento descritto nell'Apocalisse di Giovanni, dove alcune persone della Terra verranno trasportate simultaneamente nel mondo dei cieli a incontrare Gesù Cristo, per poi ritornare sulla Terra con i morti risorti. Ma c'è chi contesta questa teoria perché gli scomparsi appartengono a diverse religioni e credenze. Una cosa è certa, alcuni abitanti credono che questo evento significhi qualcosa di importante e che l'umanità debba cambiare. A pensarla così sono i cosiddetti Colpevoli Sopravvissuti, un gruppo di persone che hanno abbandonato tutto: i loro cari, il loro lavoro, i loro stili di vita, per fare voto di silenzio, tentando di "fermare" il tempo a quel 14 Ottobre. Vestono di bianco, si nutrono con una pappa, fumano molte sigarette e per comunicare usano dei fogli e un pennarello nero, ogni tanto si fermano fuori le case degli abitanti per osservarli, tentando di attirare la loro attenzione per convincerli a unirsi a loro. Ma a cosa credono davvero i Colpevoli Sopravvissuti? Probabilmente a nulla, ed è questa la loro forza, in un mondo dove le religioni non riescono più a interpretare la complessità degli eventi e dei mutamenti che la modernità sta manifestando, il loro silenzio e la loro misologia attira l'animo ferito di ci non riesce più a credere a nulla, a trovare un senso alla loro vita o a superare razionalmente l'evento della dipartita. L'unica certezza è che si sentono colpevoli di non essere riusciti a "sparire" come tutti gli altri dipartiti, perciò rimangono in una sorta di costante e ascetica attesa. C'è molto dolore in "The Loftovers" e più si scava in fondo ai personaggi, più si diventa testimoni di una costante fragilità, tutta umana; questa potrebbe suonare anche una banalità, ma la serie la racconta con estrema dignità e profondità. Gli intrecci narrativi sviluppati sono molteplici, alcuni meno riusciti di altri, ma il principale è quello legato al personaggio di Kevin Gravey, il capo della polizia di Mapleton, interpretato da uno straordinario Justin Theroux. Kevin perderà sua moglie Amy a causa dei Colpevoli Sopravvissuti e tenterà in tutti i modi di riportarla a casa e salvare la cittadina dalla loro influenza. Ma la prepotenza nichilista dei Colpevoli Sopravvissuti accrescerà con una serie di azioni volte a disturbare e scuotere le coscienze della cittadina, che porteranno inevitabilmente al caos. Una fra tutte, sarà quella di inserire abusivamente nelle case della famiglie che hanno subito delle dipartite, i pupazzi iperrealistici che riproducono i corpi dei loro cari scomparsi. Interessante è anche il personaggio di Nora Durst, interpretato da Carrie Coon, una delle pochissime donne al mondo ad aver subito tre dipartite all'interno del proprio nucleo famigliare (ha perso i suoi due unici figli e suo marito), il suo dolore è immenso, ma non perderà mai la ragione e la speranza di continuare a vivere. Non cadrà mai nella tentazione di entrare nella setta dei Colpevoli Sopravvissuti e instaurerà un rapporto sentimentale molto forte con Kevin, che diventerà la colonna portante della narrazione delle stagioni successive. Il merito della serie è anche quello di aver gestito con raffinato equilibrio il rapporto tra misticismo e materialismo, nessuna delle due visioni tenta con supponenza di surclassare sull'altra, ma si stratificano a vicenda senza ridurre in un unico piano interpretativo la natura degli eventi misteriosi (coincidenze, guarigioni miracolose, esperienze pre-morte). La seconda stagione della serie ci regala con l'ottavo episodio "International Assassin" una delle esperienze più sconvolgenti, irriverenti e potenti che si potranno mai ricordare in una serie televisiva. L'episodio è una sorta di viaggio nell'oltretomba, dove le paure più profonde di Kevin prendono vita: i Colpevoli Sopravvissuti hanno conquistato il controllo totale sulla società americana, arrivando a ricoprire le più alte cariche degli Stati Uniti d'America, il suo ruolo sarà quello di eliminare il leader della setta, Patti Levin. L'episodio passa dai toni satirici a quelli più drammatici con sfrontatezza e originalità, le note di "Va, pensiero" di Giuseppe Verdi accompagneranno musicalmente, come un canto tragico, il calvario di Kevin fino alla disfatta finale del "bambino interiore" di Patti, quello che la stessa Patti non è mai riuscita ad affrontare durante la sua esistenza sulla Terra, non permettendole di riuscire a guarire dentro, così da liberarsi dalla dipendenza del marito violento e ricominciare una nuova vita prima che la setta la inghiottisse. La terza stagione, sfortunatamente, è la più debole di tutte, perché esaurisce la narrazione attorno ai Colpevoli Sopravvissuti, costruendo narrazioni marginali e futili ai fini della storia principale. Risulta evidente la mancanza di idee da parte degli autori, che non riescono a gestire efficacemente persino il secondo viaggio nell'oltretomba di Kevin. Malgrado ciò, l'episodio finale riconciliatorio tra Kevin e Nora funziona, sopratutto perché niente di tutto ciò che rivelerà Nora sarà mostrato e ci si potrà attenere soltanto alla sua parola. La sua grande rivelazione sul mistero della Dipartita sarà la verità? Sarà stato reale quello che ha vissuto? Quale modo migliore per mettere alla prova l'amore di Kevin, che in passato fu abbandonato dalla stessa Nora appena le rivelò il suo segreto (quello di poter vedere lo spirito di Patti)? La fede, è la base dell'amore e "The Loftvers" lo mostra magnificamente. Una piccola nota alla colonna sonora minimalista composta di Max Ritcher: era da tempo che non se ne sentiva una così bella in una serie tv!

La serie è disponibile in Italia in home video e potete acquistarla in DVD su questo link.
In alternativa potete vederla in streaming facendo un abbonamento a Now Tv su questo link.

domenica 27 settembre 2020

Midsommar - Director's Cut (2019)

Dopo il poco riuscito (e sopravvalutato) esordio "Hereditary", Ari Aster ci trasporta in un piccolo villaggio sperduto tra i boschi della Svezia, dove un gruppo di studenti americani deciderà di passarci una vacanza per partecipare alla "festa di mezza estate", una tradizione secolare del posto. Come in "Hereditary", quello che emergerà in "Midsommar", sarà un terrificante disegno orchestrato da un mondo pagano e settario che si nasconde, cospira e irrompe all'interno di un'apparente laica e progressista società. Aster maneggia il materiale con estrema raffinatezza, rallentando i tempi (il film che ha pensato dura ben 172 minuti, contro i 148 della versione tagliata finita nelle sale), questo gli permette di creare un'atmosfera costantemente tesa e misteriosa, funzionale alla preparazione spirituale dei riti che verranno celebrati. La natura è un elemento che gioca un ruolo fondamentale nel film: fin dall'ingresso dei protagonisti nei boschi, Aster con una lunga carrellata sull'auto in strada capovolge la macchina da presa portando l'attenzione verso gli alberi che creano una sorta di galleria verso il cielo, successivamente l'uso del campo medio e lungo sarà predominante nelle scene come a sottolineare l'elemento umano assoggettato a questa "nuova" prospettiva. I campi verdi, le montagne, i fiori, invaderanno letteralmente lo spazio e i corpi dei personaggi, interessante a questo proposito è la sequenza in cui Dani, una delle protagoniste, dopo aver ingerito una droga per l'iniziazione della festa, vedrà le sue mani e i suoi piedi fondersi con l'erba, è una sequenza che non può non ricordare "Antichirst" di Lars Von Trier, dove William Dafoe cercava di liberare l'angoscia e la paura della moglie facendola entrare in contatto con madre natura, depurando la propria individualità. Anche in questo caso i personaggi del villaggio saranno invitati ad abbondare il proprio ego, per permettergli di "aprire la mente" e accogliere l'energia arcaica del luogo. Arriverà come uno shock, il rito dell'ättestupa. La scena è visivamente disturbante e diretta magistralmente. Questo evento segnerà una rottura all'interno del gruppo degli studenti, così alcuni decideranno di andarsene indignati, altri di rimanere per raccogliere avidamente materiale per la loro tesi di antropologia. Il film da qui in poi sarà una lunga discesa infernale, dove le sparizioni, le stranezze, gli orrori e gli atti subdolamente coercitivi della comunità saranno padroni, fino a condurci a un finale spiazzante e disturbante come pochi film del genere horror siano riusciti a concepire nell'ultimo ventennio. "Midsommar" è l'erede di "The Wicker Man", ma è anche molto di più. La forza del film è anche nell'aver maneggiato efficacemente la crisi di una storia d'amore, quella tra Dani e Christian, che si sgretola lentamente nell'ingranaggio perverso della comunità, annientando completamente le loro difese psicologiche e il loro raziocinio, riducendoli a pure marionette. E cosa ci può essere di più orrifico di questo? Cancellare ogni possibile forma identitaria, svuotando l'individuo di ogni libertà e verità, fino a ridurlo a un guscio vuoto di pelle umana, proprio come nel mortificante rito finale. Di straniante incanto sono le musiche composte da The Haxan Cloak, che accompagnano costantemente il flusso filmico evocando atmosfere ancestrali. "Midsommar" è un'esperienza ammaliante e terrificante al tempo stesso, da fare almeno una volta nella vita.

Il film è disponibile in Blu-ray disc su questo link.