Va' e Vedi (1985)

Scritto da Julien Davenne il mercoledì, ottobre 27, 2010 con 2 commenti
Negli anni 70 Elem Klimov, dopo aver letto "Racconto di Khatyn" di Ales Adamovich, rimase colpito dal modo in cui veniva raccontato il genocidio dei bielorussi per mano dei nazisti durante la seconda guerra mondiale, così contattò lo scrittore Adamovich con cui instaurò un profondo legame di amicizia durato per gli anni a venire. I due autori partendo dal racconto scrissero una sceneggiatura che inizialmente fu chiamata "Uccidete Hitler" e che come sottolinea Klimov "con questo s'intendeva eliminare Hilter dappertutto, eliminarlo in se stessi, perché ognuno di noi in un modo o nell'altro porta in sé elementi del male, chi in minor misura, chi in maggiore misura". Il progetto stava per essere accettato dagli studi "Belarusfilm", Klimov e Adamovich scelsero anche l'attore protagonista, un ragazzo siberiano di 15 anni; a questo proposito tenevano molto che l'attore interprete della storia fosse un ragazzo qualunque senza basi di recitazione, proprio perché a detta del regista l'attore che conosce il suo mestiere avrebbe usato le sue capacità per difendersi e non osare varcare i limiti di sopportazione. Purtroppo però il Comitato per la cinematografia di Mosca nutriva un forte rancore verso Klimov che dopo la censura del suo film Agonya era finito nella lista nera. Così si dovette aspettare nuovamente altri anni, precisamente 7 anni, prima che il film potesse avere uno spiraglio di possibilità per essere realizzato. Il Comitato per la cinematografia rivalutò il progetto per la commemorazione del quarantesimo anniversario della Vittoria però voleva un altro regista, lo sceneggiatore Adamovich protestò, fu dalla parte di Klimov per tutto il tempo. Alla fine riuscirono finalmente ad avere la meglio ma dovettero cambiare il titolo della sceneggiatura in "Va' e Vedi" (titolo scelto dal fratello di Klimov mentre leggeva l'apocalisse di Giovanni). Le riprese furono tremendamente difficili e durarono nove mesi.

Perchè stai zitto?
Perchè non mi vedi?
Io esisto...
Eccomi.
Sei tu che non vivi, non senti gli uccelli.
Sordo, cieco.
Eccomi, ecco.
Io voglio amare, fare figli. Mi senti?

Il risultato è un capolavoro cinematografico che trasuda in ogni sequenza di una forte e feroce necessità: chiudere definitivamente con l'oppressione della guerra indotta dalle dittature (nazi-fasci-soviet che siano)  perpetrate dall'ideologia militarista.
L'incipit, quasi onirico del film, inizia proprio con una condanna diretta al militarismo, mostrandoci il protagonista Florya insieme ad un altro bambino bielorusso che farnetica maledizioni al padre come ammattito dai giochi di guerra. I due disotteranno i fucili dalla sabbia per rispondere al desiderio immaturo e nazionalista di unirsi alla guerra con i partigiani.
Klimov già dalle prime immagini fa un uso straordinario della mdp, lo fa attraverso primi piani diretti all'obbiettivo, rendendoci partecipi e allo stesso tempo colpevoli di ciò che accade insieme ai personaggi. Tra lunghi pianosequenza e un uso virtuoso della steadycam veniamo immediatamente accompagnati con Florya tra i boschi devastati e villaggi incendiati dalla ferocia più oscura dell'uomano. Le cicogne tedesche entreranno nel territorio bielorusso e lo attaccheranno insistentemente.

 
Klimov ritrae le violenze della guerra con profonda onestà, senza compiacersi maniacalmente di ciò che racconta (come succede ad esempio con un film di Tun Fei Mou, dove la violenza visiva diventa l'unico mezzo di consumo per appropriarsi di un pathos pressoché assente). Va' e Vedi è un film che guarda gli orrori con una ferita nell'anima e tratta come tale ogni elemento nel suo campo visivo, hanno persino un'impatto metafisico quelle lunghe inquadrature insistenti sulle fiamme delle case, che malgrado bruciano e consumano gli edifici, sono elementi della natura che trasformano la materia, plasmandola in fumo e cenere, eliminando ogni traccia dei crimini umani. L'uomo appare come un animale sbagliato, che si compiace del potere e della violenza che può usare contro un altro essere vivente, attribuendo a questa possibilità una giustificazione esoterica come quella della mistica della razza. Klimov ritrae i nazisti con una spietatezza caricaturale ma realistica, il suo approccio alla materia cinematografica è espressionista. La sequenza del genocidio è una vera e propria orgia del male inquadrata in tutte le sue angolazioni più orrifiche, è come un ricordo traumatico che prende vividamente vita nella celluloide della pellicola. I soggetti nazisti sono sempre ripresi in maniera rigorosa e plastica nelle loro azioni violente e di scherno, portando lo spettatore in una condizione di assoluto straniamento. Esemplare è la scena dello scatto della fotografia, dove un soldato prende per la testa Florya come farebbe un cacciatore con la sua preda, in attesa di essere immortalato dall'obbiettivo.


La poesia visiva di Klimov è singolare, ma manifesta sicuramente delle analogie con quella del cinema di Tarkovsky e Dreyer. Non a caso le musiche sono di di Oleg Jantchenko (compositore che ha collaborato con Tarkovsky) che restituisce alle immagini un significato sonoro perfetto nell'esprimere le atmosfere inquiete, confusionarie ma anche solenni e oniriche della foresta, come nella prima parte del film che vedono protagonisti i confronti tra Florya e Glasha.
L'intensa sequenza finale in cui l'ira militarista di Florya prende il sopravvento fucilando le immagini di repertorio della propaganda nazista per poi fermarsi improvvisamente di fronte alla fotografia di un Hitler neonato in braccio alla sua madre, rompe qualcosa dentro. La rivelazione è scioccante: uccidere non ha alcun senso. Le lacrime dell'innocenza fluiscono di fronte alla rivelazione dell'archetipo della Madre e del figlio, modello originario umano che è stato ripetutamente profanato e violato. I cori solenni e drammatici di Lacrimosa di W. A. Mozart diventano protagonisti della pista sonora attraverso un sincronismo audiovisivo imponente, la fotografia accoglie questo momento de-saturandosi e l'uso della profondità di campo sul volto del protagonista intensifica la percezione dei suoi segni rugosi e sporchi di cenere e dei suoi grandi occhi blu sconvolti. Il volto di Florya ormai sofferente e consumato dagli eventi traumatici è invecchiato, non può che guardare un futuro senza vita, senza famiglia, senza amore, senza salvezza.


Si arriva al finale con un punto interrogativo esistenziale che agghiaccia e strazia anche i nostri occhi. Apre mille squarci sulla civiltà e sulla natura umana che non possono rimarginare e richiudersi in una risposta. E' sempre quel volto che torna a vivere nella storia dell'umanità di fronte ad ogni manifestazione del male.
E' straordinaria per l'interpretazione di Alexei Kravchenko, che insieme a quella di Renée Falconetti ne La Passione di Giovanna d'Arco, costruisce un punto di non ritorno in tutta la storia del cinema.
Non mi fermerò mai anche nel pensare che probabilmente si tratta del film antimilitarista più bello della storia del cinema. E' d'obbligo la sua visione prima di morire, ma soprattutto prima di continuare a leggere questo blog che porta con tanto onore il suo nome.

E nessuno sentirà più la Madre foresta

Il film fu distribuito nei cinema italiani all'epoca, ma non è mai stato editato in DVD. Esiste però un'edizione svedese in DVD PAL con i sottotitoli italiano, ad un prezzo purtroppo esorbitante che potete acquistare Qui su amazon. (Io sto ancora aspettando che il prezzo diminuisca!).

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