Un condannato a morte è fuggito (1956)

Scritto da Julien Davenne il giovedì, marzo 17, 2011 con 5 commenti
Fontaine, un componente della resistenza francese, viene catturato e condotto in una piccola cella dai nazisti. Fontaine non desidera altro che scappare, tenta in tutti i modi di progettare la sua fuga. Si serve di piccoli oggetti che ha in cella per farlo: un cucchiaio, un lapis, una coperta e i fili di ferro del letto. Alla fine riuscirà ad aprire la porta della sua cella e a oltrepassare le mura di recinzione con l'aiuto di Jost.

"Questa storia è vera. Ve la racconto così com' è, senza orpelli."

Robert Bresson è probabilmente l'autore cinematografico per eccellenza, perché ha teorizzato e messo in pratica un'idea nuova e precisa del linguaggio cinematografico, che lui definisce "cinematografo" contrapponendolo al "cinema". Negli anni 60'/70' ha destato particolare interesse anche da parte di alcuni intellettuali e registi come Susan Sontag o lo sceneggiatore Paul Schraider che basandosi sulla sua opera hanno decodificato uno "stile spirituale" o "stile trascendente" (per maggiori info vi consiglio qui di leggere il suo saggio): un cinema narrativo che si serve di "un'estetica della superficie" caratterizzata dal minimalismo della scenografia, dal ristretto spettro espressivo della recitazione degli attori e dall'ossessiva attenzione per i minimi particolari che circoscrivono il quotidiano dei personaggi, per giungere ad una sorta di "trasformazione" della materia filmica restituendo allo spettatore un'esperienza trascendente, ovvero una sorta di epifania emozionale.  Secondo le teorie di Schraider, per rappresentare il trascendente, Bresson divide la sua materia filmica in tre momenti precisi: la quotidianità, la scissione e la stasi. Il film per raggiungere il suo scopo utilizza uno stile impersonale, classico e primitivo che viene rappresentato attraverso delle inquadrature rigorose, una recitazione anti-teatrale (i suoi attori vengono definiti "modelli" che devono eseguire le battute automaticamente, senza dare intonazione e significato a quello che dicono), un montaggio regolare dove ogni scena porta soltanto alla successiva e ad un'assenza prevalente di colonna sonora che è concessa soltanto nel momento in cui il "trascendente" si manifesta. L'apparente assenza e povertà estetica della materia filmica serve a rafforzarne la fase della scissione e il momento della stasi. La forma dell'opera diviene sostanzialmente l'elemento attivo, mentre il contenuto, quello che si racconta, soltanto il mezzo.
E così che la storia di Fontaine acquista una verità profonda, ossessionandoci con le innumerevoli inquadrature del suo tentativo di creare strumenti ed escamotage per fuggire. Fontaine sarà l'unico prigioniero che porterà la stessa camicia insanguinata fino alla fine, che non esiterà ad utilizzare gli abiti nuovi che li verranno mandati per pacco per costruire una fune; il suo comportamento sarà fonte di incredulità e scherno da parte dei suoi compagni di cella che si rifiuteranno di appoggiare il suo piano. Ma con l'arrivo in cella di un giovane ragazzo di nome Jost, le cose cambieranno. Fontaine malgrado le enormi difficoltà per riporre fiducia ad uno sconosciuto, tenterà con lui di mettere in pratica il piano di fuga. Il ragazzo si rivelerà una sorta di "grazia", il momento di scissione della materia filmica, perché nel sorprendente finale Fontaine capirà che senza quel giovane ragazzo non sarebbe stato possibile oltrepassare la muraglia della prigione.
Il sottofondo del "Kyrie" della Grande Messa in Do minore si innalza nel pianosequenza finale, e mentre Fontaine e Jost vagano liberi verso l'orizzonte muovendosi con un'accelerazione della pellicola che ne esalta la meccanicità dei corpi, improvvisamente il fumo di un treno in passaggio riempie il campo dell'immagine come se fosse una massa di nuvole maestose. E' il momento della stasi, il mistero che penetra questo capolavoro. "Lo stile trascendente è una forma che esprime qualcosa di più profondo di ciò che è visibile, cioè l'intima unità delle cose - lo spettatore non è obbligato a commuoversi, ma ad assorbire le emozioni in un ordine più ampio. (P. Schraider)

"Nei miei film mi piacerebbe far sentire allo spettatore la presenza dell'anima di un uomo, e anche al presenza di qualcosa di superiore all'uomo che possiamo chiamare Dio." 
R. Bresson


In Italia il film è stato distribuito in DVD dalla San Paolo. Tuttavia esiste una versione in BLU-RAY francese per chi fosse interessato all'alta definizione di questo capolavoro.
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