Maddalena (1971)

Scritto da Julien Davenne il venerdì, luglio 31, 2020 con nessun commento
Film sfortunato del regista polacco Jerzy Kawalerowicz (lo stesso del più noto e dissacrante "Madre Giovanna degli Angeli" che gli valse il Premio della Giuria a Cannes nel '61), qualche informazione in merito alla pellicola ce la dà il sito di Nocturno: pare che il regista si sia disinteressato al progetto, lasciandolo alla sorte dei produttori Franco Clementi e Joseph Fryd che con l'aiuto del montatore Kim Arcalli lo hanno "ridefinito". Il film segue le vicende di Maddalena, una donna borghese e libertina che la notte di capodanno chiede scherzosamente ai suoi amici di portarle un prete per sedurlo, gli uomini lo faranno davvero sequestrando un prete della zona. Quando Maddalena si ritroverà davanti ai suoi occhi il giovane prete, proverà vergogna e imbarazzo, rimanendo colpita dalla sua umiltà e il suo essere pacifico.
Tra i due si instaurerà un forte legame di reciproca comprensione, ma ambiguo e conflittuale, entrambi si rispecchieranno nella loro infelicità e nella disperata ricerca di trovare un senso alla loro vita. Maddalena si innamorerà del prete, ma lui non riuscirà a ricambiarla, perché è in netto contrasto con la sua vocazione spirituale. Un'aspetto peculiare del film è la presenza di una sorta di doppelganger del personaggio di Maddalena, che è identificato da una versione di se stessa con una parrucca bionda, questo doppio la tormenta, facendole emergere visioni legate a un passato arcaico (la scena in cui unge i piedi del prete è un chiaro riferimento alla Maddalena biblica, la prostituta ripudiata dal popolo ma salvata da Cristo), a possibili ricordi traumatici (come quella della scena dello stupro di gruppo) o a cose che potrebbero accadere o che accadono metaforicamente in base alle sue paure e insicurezze (come la scena surreale della prigione in cui il prete la lascia rinchiusa al desiderio carnale dei carcerati, un riferimento al possibile abbandono). Ma la bellezza del film è sopratutto nella sua semplicità e nella sua capacità di immortalare momenti di vera poesia con pochissimi mezzi, rifiutando qualsiasi forma di spettacolarizzazione. La scena in cui Maddalena è al mare, cammina sul bagnasciuga e si rotola sulla spiaggia sotto le nostalgiche musiche di Ennio Morricone, è esemplare in tal proposito. Maddalena rifiuta la sua vita borghese, si svuota di tutto per seguire il suo amore e in quella spiaggia è come se vedesse il mondo per la prima volta: dal mare estrae una rete e dalla sabbia dei grossi rami secchi per costruire la base di una casa, dopo prende anche due sassi in mano e li sfrega, richiamando l'atto primitivo in cui l'uomo scoprì il fuoco. Queste visioni arcaiche invadono la pellicola con una semplicità disarmante, mai banale. 
Ma per lo spirito di Maddalena quella solitudine e quella libertà scoperta non sono abbastanza, la visione del prete sopra la collina la acceca, così comincia a farsi del male con uno dei sassi che ha in mano. Maddalena tenterà un ultimo e vano atto per arrivare al prete: lascerà morire il suo coniuge dopo un incidente (come l'incipit del film preannuncia), un uomo ricco ed egoista che la usava esclusivamente come un oggetto sessuale. Maddalena così si libera del suo status sociale per provare a ricominciare una nuova vita, ma la violenza di questa rivelazione sconvolgente il prete.
Nell'amaro finale Maddalena e il prete si getteranno nudi nel mare per una resa dei conti, lei cercherà delle risposte, ma il prete si allontanerà da lei e nuoterà incessantemente verso l'orizzonte dell'oceano senza mai fermarsi, Maddalena proverà a seguirlo ma la sua figura si perderà nell'immensità di quel mare come inghiottito. Un suicidio esistenziale o l'ascesa verso l'altro mondo? Maddalena ritornerà sulla spiaggia trasportata violentemente dalle onde del mare, il suo corpo femmineo e nudo si accascerà sul bagnasciuga. Cacciata dal paradiso? Le chiavi di lettura potrebbero essere molteplici, la certezza è il grande senso di inadeguatezza che domina.
Il film di Kawalerowicz, malgrado la sua incompiutezza, la poca incisività di alcune scelte stilistiche e il suo essere ridondante, si insinua nella mente dello spettatore come una piccola lama. Parla continuamente di amore senza mostrarlo, rimane qualcosa di sotterraneo che i protagonisti non riescono a far risalire nelle loro vite, come un sogno utopico, un miraggio indecifrabile, ciò che invece tragicamente prevale è la disgregazione della loro personalità dovuta al peso dei ruoli che la società patriarcale li ha prefissato. A questo si aggiunge che il film conserva un fascino nostalgico e una libertà cinematografica che si respirava solo negli anni '70. Lisa Gastoni nel ruolo di Maddalena è perfetta, il suo corpo nudo, erotizzato con delicatezza e straziato dalla solitudine nella scena finale, è memorabile. 
La famosa colonna sonora di Ennio Morricone, probabilmente, è l'unica cosa che oggi gli spettatori potranno ricordare di questo film (è stata usata successivamente anche in altri film come "Le Professionnel" di Georges Lautner), perché ormai la reperibilità della pellicola è pressoché impossibile se non attraverso qualche registrazione televisiva rilasciata sul web (vedi qui). 

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