lunedì 16 novembre 2020

The Plague Dogs (1982)

Ispirato all'omonimo romanzo "The Plague Dogs" (I cani della peste) di Richard Adamas, è il secondo film d'animazione scritto, diretto e prodotto da Martin Rosen, noto al pubblico per "Watership Down" (La collina dei conigli) uscito nel 1978, un altro film d'animazione basato da un romanzo di Adamas. Rosen in un'intervista rilasciata nei contenuti speciali del Blu-Ray di "The Plague Dogs" (uscito solo 2019), dichiara subito le difficoltà che ha dovuto affrontare per permettere la realizzazione di questo film, a partire dai finanziamenti e dalla sua successiva distribuzione al pubblico, che è potuta concretizzarsi soltanto eliminando due scene particolarmente violente e di cui si è pentito amaramente di tagliare. Oggi finalmente è stata distribuita in home video la versione integrale e guardandola ci si rende conto di quanto Rosen abbia ragione. La violenza nel film non è mai gratuita ma tutt'altro, perché è il prodotto di un'efficace e onesta rappresentazione etologica dei due cani protagonisti. Fin dalle primissime immagini del film, ci si sente emotivamente coinvolti dalle vite di  Rown (un labrador meticcio) e Snitter (un piccolo smooth fox terrier), due dei tanti cani usati come cavie in un laboratorio di vivisezione situato nel Lake Discritc. Rown viene usato ripetutamente per un'esperimento di resistenza all'acqua, quindi ogni volta viene annegato e poi "resuscitato", mentre Snitter ha subito un intervento sperimentale al cervello di cui è visibile il taglio sul cranio. Entrambi riusciranno a fuggire dal laboratorio attraverso il condotto d'aria dell'inceneritore, ma una volta liberi si troveranno sperduti tra le montagne inglesi e la sua fauna selvatica. Qui, tra l'angoscia della vastità di un mondo a loro sconosciuto, dovranno affrontare una grande lotta di sopravvivenza che metterà a dura prova la loro stessa natura di animali domestici. In loro aiuto arriverà una misteriosa volpe di nome Tod che osserverà da lontano i loro comportamenti e cercherà di sfruttarli a suo vantaggio. "The Plague Dogs" con i suoi colori tetri e spenti e le sue didascalie che scandiscono in rosso i giorni che i due protagonisti vivono in "libertà", è un'esperienza disturbante e che tocca nel profondo. Il deterioramento fisico dei cani e la loro incessante ricerca della libertà e della speranza in un mondo continuamente oscuro e ostile, è straziante. Lo sguardo dell'obiettivo è fedele a quello degli animali per tutta la durata, le intrusioni umane nello spazio filmico sono fugaci e si riducono a voci fuori campo o a inquadrature delle loro gambe quando i cani si avvicinano. Spesso viene usata un'inquadratura soggettiva quando un umano avvista i due cani, una scelta che tende a rendere al tempo stesso impersonale e anonima l'identità umana e a rafforzare il punto di vista dei due cani che ne avvertono la sua minaccia e intrusione. Sebbene il film soffra un po' nella parte centrale per la prolissità e la ripetitività, la conclusione ripaga l'attesa. Come fa notare lo stesso Rosen, il finale differisce dal libro perché non è consolatorio, ma reale. Il dramma di Rown e Snitter si spezza con un'immagine di straordinaria suggestione e poesia, quella della spiaggia dove la loro fuga dagli umani si interrompe e insieme nuotano incessantemente nel mare verso un'isola, la loro ultima speranza che prende vita... un miraggio nell'agonia o l'ascesa verso l'altro mondo. La canzone scritta per il film "Time & Tide" di Alan Price accompagna dolentemente questo magico momento. Più si pensa a questo film, più ci si rende conto della sua grandezza.

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