The Nightingale (2018)

Scritto da Julien Davenne il mercoledì, giugno 24, 2020 con 2 commenti
La regola, per me, è che l'anima deve trovare la bellezza, orrore e bellezza devono coesistere. Non amo la violenza gratuita, per questo film volevo che le persone vivessero ciò che accade alla protagonista, infatti ho adottato il punto di vista di Clare per tutto il film. Ormai siamo anestetizzati di fronte alla violenza, non sentiamo nulla di fronte alla morte sullo schermo, io volevo mostrare il prezzo della violenza. È importante sentirsi scioccati di fronte a questi eventi. 
Dopo la visione dell'ultimo lungometraggio della regista australiana Jennifer Kent, le sue dichiarazioni ci suonano chiarissime, perché le ripetute sequenze degli stupri si insinuano dentro, continuando a bombardare la mente dello spettatore, come l'effetto di un trauma. E non sorprende neanche venire a conoscenza che per la costruzione di queste scene la regista si è avvalsa della collaborazione di uno psicologo¹ del Rape Crisis Centre di Sydney. 
"The Nightingale" è ambientato nella Tasmania del 1825 e segue la terrificante storia di Claire e Aidan, una giovane coppia irlandese con dei trascorsi penali per furto, finita lì "grazie" al soldato inglese Hawkins che ha comprato la libertà di Claire perché infatuato della giovane donna. La coppia è così costretta a servire Hawkins e i suoi soldati che sono lì in missione per colonizzare la terra degli aborigeni australiani. Ma la convivenza con i soldati inglesi sarà sempre più difficile e le cose precipiteranno quando Claire rifiuterà le continue avance di Hawkins. 
Una notte Hawkins e i suoi soldati faranno irruzione nella piccola dimora della coppia, stupreranno Claire mentre suo marito assisterà alla scena e verrà successivamente ucciso. I soldati non risparmieranno neanche la vita della figlia neonata di Claire, sbattendole il cranio sul muro per farla smettere di piangere. Claire svenuta, sopravviverà all'estrema violenza e riprenderà coscienza al mattino seguente con un solo desiderio: la vendetta. Susseguirà un difficile e lungo viaggio nella foresta per raggiungere Hawkins e i suoi soldati in marcia verso nord.
La regia di Jennifer Kent ci immerge nella maestosità dello spazio naturale con uno sguardo primordiale e misterioso, la fotografia simbolica desatura le figure umane e porta a un verde più "vivo" e chiaro il colore della selva, la scelta del formato 4:3 rafforza l'altezza e la lunghezza degli alberi e crea una minacciosa tensione verticale; sono scelte stilistiche che ritrovano qualche eco dal capolavoro "Va' e Vedi" di Elem Klimov. Non è un caso che anche i coloni inglesi sono rappresentati con una tale ferocia e disumanità da evocare l'iconografia cinematografica dei nazisti. Le scene degli stupri sono girate tutte in soggettiva, un espediente disturbante utilizzato anche da Lukas Moodysson in "Lilja 4-ever". 
Claire riuscirà ad avventurarsi nella foresta grazie all'aiuto di Billy, un giovane aborigeno che conosce bene il luogo e sa come procurarsi i viveri nella natura selvaggia. Il rapporto tra i due diventa il fulcro centrale dell'opera, inizialmente i loro pregiudizi razziali ostacoleranno la collaborazione ma man mano che gli eventi si svilupperanno si rispecchieranno l'uno con l'altro, prendendo coscienza di essere le vittime dello stesso male, della stessa forma di schiavitù, della stessa oppressione. Entrambi non hanno il "privilegio" di essere inglesi, entrambi sono stati sradicati della loro terra, entrambi hanno perso la loro famiglia.
Un elemento chiave del film è il canto, Claire canta per calmare la sua bambina e per rivendicare la sua identità contro gli inglesi, Billy lo fa per esorcizzare il male di Claire, per aiutare gli spiriti delle vittime degli aborigeni nell'aldilà e per prepararsi alla battaglia finale contro i coloni invasori. Il canto è la loro forma di resistenza, nonché espressione della loro bellezza identitaria. Nel finale le due voci, consce della loro unità nella loro diversità, si accompagnano a vicenda all'alzarsi del sole, in un'alba che è non è solo l'inizio di un nuovo giorno, ma l'inizio di un nuovo mondo dove "compassione e amore"² possono regnare contro la violenza e l'ignoranza (sono anche le parole della stessa regista dopo essere stata insultata da uno spettatore durante la prima del film alla 75ª Mostra del Cinema di Venezia).
"The Nightingale" è un film crudo e toccante, che affronta con intelligenza temi importantissimi, dal razzismo al sessismo, dalla consapevolezza egualitaria alla lotta contro la supremazia bianca. É sorretto da un cast entrato totalmente nei loro ruoli, il film ha infatti richiesto una lunga preparazione fisica degli attori per permettergli di sopravvivere nella foresta per i lunghi mesi delle riprese. L'estrema veridicità delle situazioni, delle sensazioni e dei luoghi è qualcosa che è stata restituita in pellicola in maniera straordinaria ed è qualcosa che raramente si avverte guardando un film. Ci troviamo di fronte a uno dei film più belli dell'ultima decade cinematografica.


¹ Da un'intervista di No Film School;
² Da un'articolo di Movieplayer.it.

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